Volevo segnalare che ho recentemente aggiornato l’articolo:
Se non lo avevate letto, potrebbe essere interessante darci un’occhiata!!!
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Volevo segnalare che ho recentemente aggiornato l’articolo:
Se non lo avevate letto, potrebbe essere interessante darci un’occhiata!!!
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Questo video vi mostra tutto quello che non si deve fare se siete dei principianti.
Con un modello adatto adatto l’autore potrebbe volare, magari in un luogo adatto e con un istruttore. Ma si vuole arrangiare a tutti i costi con i risultati che vedete nel video.
Ricordate che se volete volare con i modelli radiocomandati,
la prima cosa da fare è frequentare un campo di volo.
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Vi lascio alla descrizione del modello direttamente dalle parole di Francesco della Horizon Hobby.
Sicuramente il miglior modello per principianti ad oggi in commercio. Partendo dal naso per arrivare alla coda troviamo:
Non esiste nessun modello sul mercato che sia piu’ indicato per un principiante, il rapporto tra tecnologia usata e prezzo sono praticamente imbattibili.
Il modello e’ adatto a chi non ha mai volato, una volta staccato il carrello di atterraggio puo’ essere fatto partire con un semplice lancio a mano.
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Link al sito Ufficiale Firebird Stratos RTF da Horizon Hobby
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Non hai un campo di volo dove volare?
L’erba della tua pista non è così curata per poter far correre il tuo modello?
Il tuo aereo non ha il carrello?
Non disperare! Si può facilmente lanciare a mano!
Ho elencato cinque semplici passi per perfezionare la tecnica.
Ricordati di lanciare sempre il modello contro vento. Non lanciare mai sottovento (con il vento in coda) perché andrai incontro ad un sicuro fallimento.
Ogni modello ha il suo modo di essere lanciato, alcuni senza motore e altri con il motore al massimo, leggermente verso il basso oppure con un bel angolo di salita. Questa è una guida generica e come tale va interpretata.
Attenzione comunque al peso del modello, per certi modelli la fionda, la rampa oppure il rullaggio in pista sono d’obbligo!
A questo punto siete in volo (o almeno si spera)!!!
Purtroppo un ala bassa non è facile da tenere in mano per un lancio sicuro. Bisogna afferrare il modello sulla fusoliera, dietro le ali, oppure lo si può prendere sopra l’ala e il lancio avverrà con un angolo subdolo di circa 20 gradi verso l’alto. In entrambi i casi il modello è a rischio, nel primo caso di andare direttamente verso il basso a picchiare, nel secondo caso di essere lanciato con un angolo troppo alto e stallare immediatamente.
La soluzione migliore è farsi lanciare il modello da un amico, che lo tiene con 2 mani e potrà fare una leggera corsa per un lancio sicuro.
Naturalmente il lancio a mano ha sempre delle difficoltà e solo l’esperienza vi darà sicurezza, all’inizio vi conviene sempre farvi aiutare da un amico, in modo da concentrarsi su una sola cosa: il pilotaggio!!!
Ma attenzione: se il decollo è opzionale, l’atterraggio è sempre obbligatorio… magari ne parliamo in un altro articoletto!!!
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Dopo il successo dell’EasyStar, la Multiplex ha annunciato la nuova versione denominata “V2″ che uscirà a dicembre.
Il nuovo EasyStar II ricalca il precedente modello, l’apertura alare è simile, mentre la fusoliera risulta di 10cm più lunga (977mm), il peso del modello sarà di soli 20 gr. in più.
La motorizzazione brushless offrirà più potenza ed una maggiore autonomia. Multiplex dichiara che con una batteria da 4600mAh il nuovo EasyStar II dovrebbe garantire autonomie di circa 90 minuti e coprire distanze di fino a 70Km, forse il prodotto strizza l’occhio al volo FPV?
Altre 2 piccole modifiche sono il piano di coda smontabile e la predisposizione per gli alettoni con relativo sistema di aggancio rapido.
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Link alla pagina Multiplex EasyStar II
Il video ufficiale:
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La splendida ventola Schübeler da 90mm
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Ventole, ovvero, l’ultimo sistema di spinta inventato!
Le ventole nel modellismo esistono da molti anni. In principio erano fatte girare da motori a scoppio ad alto numero di giri. Purtroppo la difficoltà della carburazione ne rendeva difficoltoso l’uso e le prestazioni erano difficilmente esaltanti. Bisogna pensare che venivano realizzate a mano e costruite in legno. In pratica erano delle pale singole, poi assemblate allo statore, infine veniva fissato a sua volta al motore.
Negli ultimi 4-5 anni si sono diffuse le ventole elettriche. Processi di produzione economici le hanno largamente diffuse. Grazie ai motori Brushless sempre più potenti, le prestazioni hanno quasi raggiunto quelle delle turbine.
In questo momento possiamo far volare modellini da 30 centimetri di apertura alare fino a modelli oltre i 2 metri. Le turbine possono essere sostituite tranquillamente da ventole elettriche. Mettere in volo un modello da circa 2 metri per 2 metri ha un costo simile a quello di una turbina. Dovete pensare che al costo della ventola, va aggiunto quello di un buon motore, un ottimo regolatore, per non parlare delle batterie necessarie per volare.
Negli ultimi mesi le cose stanno cambiando ancora, ventole con un suono sempre più simile a quello di una turbina, costi minori su ventole e batterie, fanno pendere l’ago della bilancia a favore dei nostri amati “phon”.
Molti preferiscono prendere ancora una turbina, il fascino del suono unito a quello dell’odore del kerosene non ha pari tra gli appassionati. Qualche intrepido sta’ sperimentando la conversione di modelli nati per la turbina in modelli elettrici. L’impegno per questo tipo di modelli è comunque elevato. Alcuni negozianti stanno facendo fronte a questa nuova richiesta con nuovi modelli, appositamente alleggeriti, nati espressamente per l’uso elettrico.
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Il Bae Hawk FlyFly ricolorato pronto al volo
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Che differenza c’è tra il volo “normale” e quello con la ventola?
Questa è una frase che ho sentito troppo spesso al campo di volo. Frequentemente mi viene rivolta, perché al mio campo sono l’unico ad avere in macchina una ventola. Il fascino che la ventola emana è palpabile, tutte le persone attratte dai Jet ci danno un‘occhiata o mi chiedono informazioni.
Il fatto di vedere un jet senza l’elica “piantata sul di-dietro” o peggio ancora sul muso ha il suo fascino. La sensazione di avere un oggetto in scala rende le ventole sempre desiderabili.
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Ma veniamo al volo…
Uno dei “problemi” delle ventole, rispetto ai modelli ad elica, sono le superfici di comando non investite dal flusso d’aria. Ma non è l’unico…
Vediamo di cominciare a capirci qualcosa.
Tutti i modelli a ventola intubata necessitano di una certa velocità, per fare in modo che le superfici di comando siano investite da un flusso d’aria sufficiente alla loro efficacia. Non essendoci un elica che soffia sulle superfici, bisogna raggiungere una certa velocità. Per questo motivo, sulle ventole sotto il metro, non faccio mai funzionare il timone verticale. In pratica il servo che comanda la deriva verticale è un peso inutile sui modelli di queste dimensioni.
Le ventole hanno un rendimento, rispetto ai consumi, molto basso. In definitiva non sono efficienti come un’elica. Quindi per avere spinta sufficiente devono girare moltissimo con un dispendio energetico davvero notevole.
Inoltre dando gas non si ha un immediato aumento della velocità del modello, ma solo un immediato aumento dei giri, da cui consegue un aumento di spinta relativamente ritardato.
Esiste anche un problema di tipo aerodinamico. La ventola aspira aria dalle prese anteriori, in particolari assetti di volo (assetto cabrato o virata) sono in ombra di flusso e quindi non prendono aria a sufficienza.
Detto questo sembrerebbe un problema enorme ma in realtà non lo è!
Bisogna ricordarsi di pilotare comunque un jet, quindi manovre dolci, virate ampie e motore sempre in tiro, non necessariamente a manetta ma pur sempre in tiro.
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Atterraggi e Decolli…
Per evidenti ragioni estetiche e funzionali la misura delle ruote è piuttosto piccola e correndo sull’erba è letteralmente impossibile raggiungere una velocità sufficiente per avere una rotazione in sicurezza. Questa è la spiegazione per la quale il decollo da superfici in erba (anche se ben rasata) è praticamente impossibile con i modelli classe 70mm e difficoltosa con i 90mm. Per l’atterraggio il problema è simile ma meno marcato, l’effetto freno causato dal contatto delle piccole ruote sull’erba provoca un notevole effetto frenante con grosso stress sulle gambe dei carrelli e sui loro ancoraggi al modello (pensate a cosa succede se i supporti delle ruote sono incollate al polistirolo).
Con ventole fino alla classe 70mm, il lancio a mano è fattibile, purché il Jet non sia particolarmente pesante.
Il lancio a mano è invece improponibile con i modelli che montano le ventole da 90mm. Prima di tutto per la mole del modello, secondo perché pur avendo molta spinta non si riesce a dare velocità sufficiente al modello perché gli elevoni siano efficaci e anche avendo spinta, cade dopo due metri senza controllo.
Una buona soluzione consiste nell’installazione del gancio. Il decollo con la fionda, o meglio ancora con la rampa, sarebbe una semplice formalità. Magari si possono prevedere dei rinforzi sulla pancia per quando si atterra….
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Quanto deve spingere la ventola per volare?
La mania del rapporto spinta/peso 1 a 1 è una pura follia dettata principalmente dall’ignoranza. Tutti gli aerei (a elica, ventola, turbina) volano perché hanno le ali che li sostengono e il motore serve per avanzare. Ovviamente molto varia a seconda del tipo di aereo. Jet che riproducono aerei degli anni 50 o 60 (Sabre, Mig, Hunter, Phanter, ecc.) volano perfettamente con una spinta anche del 50% del loro peso. Aerei più moderni come l’F16, F20, F104 o il MIG21 necessitano di una rapporto più spinto. Se si ottiene una spinta pari al 60/70% del peso volano benone.
Un modello che ha la spinta 1/1 non va più veloce di uno che ha la spinta pari al 50% del peso, ha solo una spinta statica maggiore, un consumo enorme e un carico alare più alto, cosa che paradossalmente pregiudica le prestazioni.
I modelli si sono adattati alle esigenze dei nostri pollici, quindi spesso hanno ali fuori scala rispetto ai jet veri, inoltre hanno sempre profili molto portanti rispetto ai veri jet che sono ottimizzati per velocità transoniche o supersoniche.
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Non lasciatevi abbindolare dai maghi del marketing, che costringono i fessi a ricercare spinte assurde per ritrovarsi con mattoni ingestibili. Per andare veloci occorrono profili sottili, aerodinamica curata e basso peso!!!
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Tipi di motorizzazione
EP : Elettric Powered (modello elettrico).
GP : Gas Powered (modello a scoppio).
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Categorie di modelli
3D : Modello acrobatico adatto al volo freestyle.
ACRO : Acrobatici.
DLG : Disk Launch Glider (aliante da lancio, vedi categoria F3K).
F3A : Sigla di un tipo di competizione acrobatica di precisione. Delinea anche una categoria di modelli.
F4J : Sigla di un tipo di competizione riservata ai “Jet” (sia per “turbinari” che per “ventolari”).
F5D : Sigla di un tipo di competizione Pylon (gara di velocità).
HLG : Hand Launch Glider (aliante da lancio a mano).
SP : Sail Plane (aliante).
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Modelli
ARC : Ali ed i piani di coda sono da rivestire in termoretraibile (non completamente assemblato).
ARF : Almost Ready to Fly, quasi pronto al volo.
Come il precedente, solo che il lavoro da fare è ancora meno. In molti casi non ci sono parti da incollare, ma solo da avvitare.
BNF : Bind And Fly, Fai il Bind e vola.
Sono modelli davvero pronti al volo. Oltre al modello che praticamente è già terminato (in alcuni casi è davvero completato), viene data anche la batteria e il carica batteria. Per andare in volo basta avere una radio Spektrum o compatibile e fare il “bind”. Si stanno diffondendo sempre di più, stanno facendo la fortuna della Horrizon Hobby.
KIT : La prima forma di produzione di modelli.
In pratica venivano messe nella scatola: il progetto, il legno necessario già tagliato, eventualmente il film di copertura ed altri pezzi.
Il lavoro da fare era molto, ed era necessaria molta manualità e precisione. Al giorno d’oggi non sono più reperibili, se si trovano, vengono subito acquistati da appassionati.
RTF : Ready To Fly, pronto al volo.
Molto comune, praticamente tutti gli acrobatici in struttura e la maggior parte dei modelli disponibili nei negozi.
Questi modelli hanno bisogno di alcune ore di lavoro per essere messi in volo. Il lavoro da fare è l’incollaggio di alcune parti, l’installazione dell’elettronica e della motorizzazione.
PNF : Plug And Fly, Collega e vola.
Il modello è completato similmente al precedente. Manca la ricevente, la batteria e il carica batteria. Praticamente danno la possibilità a chi non ha una radio Spektrum di acquistare gli stessi modelli!
PNP : Plug And Play, Collega e divertiti.
Come il PNF, solo che utilizzato da altre case costruttrici. Manca di solito la ricevente e la batteria.
RTR : Ready To Radio, Pronto alla radio.
Come dice il nome, il modello è pronto a ricevere la radio. Questa sigla di solito è utilizzata dalla Multiplex.
SHORT KIT : Kit Parziali.
Di solito contengono solo parti tagliate a CNC, come le centine e naturalmente il progetto.
In pratica è quasi come partire dal solo disegno, solo che nel kit vengono fornite già pronte alcune parti che risultano ripetitive.
Il kit non contiene listelli, coperture, minuteria ed elettronica.
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Materiali usati per la costruzione
GFK : (dal tedesco Glass Faser Kunststoffe) manufatto in Fibra di Vetro (Kunstoffe = Resina).
GRP : (dall’inglese Glass Fiber Reinforced Plastic) manufatto in Fibra di Vetro.
CFK : (dal tedesco Carbon Faser Kunststoffe) manufatto in Fibra di Carbonio.
CRP : (dall’inglese Carbon Reinforced Plastic) manufatto in Fibra di Carbonio.
AFK : (dal tedesco Aramidic Faser Kunststoffe) manufatto in Kevlar.
EPP : tipo di schiuma espansa, molto resistente, flessibile e con una certa memoria di forma.
EPS : polistirene espanso (il comune polistirolo a bolle).
XPS : polistirene estruso (quello colorato per edilizia).
EPO : poliolefina espansa, è un gruppo di polimeri di cui fanno parte l’EPP, il polietilene PE e altri, nel modellismo ha caratteristiche intermedie tra l’EPP e l’EPS (meno elastico del primo ma più resistente del secondo).
ARCEL-ELAPOR : non sono tecnicamente EPO ma hanno caratteristiche analoghe. Materiali studiati appositamente per uso modellistico.
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Parti di un modello
AA : Apertura Alare.
BE : bordo d’entrata (o d’attacco).
BU : bordo d’uscita.
DL : diedro longitudinale.
CG : centro di gravità (baricentro) a volte anche GC (gravity center).
CMA : corda media aerodinamica a volte anche MAC.
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Colle
CA : Cianoacrilato (tipo di collante).
PU : Poliuretanica (tipo di collante).
EPOXY : Epossidica, di solito bi-componente (tipo di collante).
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Sigle utilizzate nell’aviazione, che possono essere utili anche nel nostro hobby
MTOW : Maximum Take Off Weight (peso massimo al decollo).
STOVL : Short Take Off, Vertical Landing (decollo corto, atterraggio verticale).
STOL : Short Take Off and Landing (decollo e atterraggio corti).
VTOL : Vertical Take Off and Landing (decollo e atterraggio verticali).
UAV : Unmanned Aerial Vehicle (ovvero qualunque dei nostri modelli !).
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Varie
CNC : Fresa a controllo numerico.
FPV : First Person View.
RTFM : Leggi quel fottuto manuale!
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Ne avete altre? Scrivetemi!!! Mandami una mail!
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Un Grazie a “nonnopaolo” per l’ispirazione!
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In questi ultimi tempi, diversi utenti mi hanno contattato per riuscire a settare correttamente un acrobatico.
Premetto che non sono un campione F3A, neppure so fare tutte le figure 3D, però mi diverto con gli acrobatici e ne ho messi a punto parecchi.
Per cominciare, partite con il baricentro da manuale e piani tutti ben allineati a banco. Di solito il baricentro da manuale è fin troppo conservativo. Cioè risulta picchiato al fine di riuscire nel volo di collaudo (modello picchiato, modello salvato, l’avrete sentito mille volte!).
Per un modello dalla classe 30 in su, che riesce ad atterrare su di un campo in erba senza problemi, userei il minimo. Accendete il modello e portatelo in pista, trimmate il gas del modello in modo che rimanga acceso al “minimo” come fosse uno scoppio. In pratica l’elica deve girare bene, ma senza far muovere il modello. Questo stabilizza il volo quando si toglie il gas e diminuisce i consumi, perchè lo spunto necessario al riavvio di un motore brushless è alto. L’atterraggio inoltre risulterà semplificato, in quanto il volo è decisamente più stabile. Ultima, ma non meno importante, avrete lo stesso feeling che dà il motore a scoppio.
Ricordatevi di togliere il trim alla fine del volo, per spegnere il modello e far partire il regolatore correttamente al prossimo volo!
Tutti gli acrobatici possono dare soddisfazioni, ma necessitano di qualche volo per regolarli, se poi cercate una regolazione (o setup) molto fine, ce ne vorranno almeno una decina.
Il settaggio del modello va fatto in base a cosa dovete farci e soprattutto in base al vostro gusto personale. Come per le macchine da corsa, non esiste un setup perfetto, ma solo il migliore per il vostro stile di volo. Molto probabilmente, un modello che per me vola benissimo, per un’altra persona potrebbe essere troppo cabrato e così via. Ad esempio, a me piace un comportamento neutro, volo dritto e rovescio senza tenere il modello con il timone orrizzontale a circa metà gas. Ad un mio amico, piace tenere il modello in rovescio con po’ di picchia.
Ci sono però delle cose che devono essere così e basta. Se volete fare acrobazia classica, sarà necessario avere il modello un po’ picchiato, in modo da essere preciso nelle traiettorie. Se preferite fare 3D, il modello deve essere cabrato e se invece volete fare F3A il modello deve essere il più neutro possibile.
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Perfetto, siamo in campo, con il modello al minimo in una bella giornata senza vento. Controlliamo il “taxi”, cioè lo facciamo correre per il campo, per capire che tendenza ha in decollo.
Teniamo conto di questa prova quando allineiamo il modello per il decollo.
Andiamo in volo e trimmiamo il modello per avere un bel volo rettilineo a mezzo gas circa (può essere più o meno a seconda della potenza disponibile).
Primo stadio: volo rovescio. Vedo con quanto picchia lo devo tenere.
Se devo tenerlo con troppo picchia, meglio spostare il pacco batterie (e quindi il Centro di Gravità) un pochino, per avere il modello più cabrato. Procedete sempre a piccoli passi, spostamenti di mezzo o 1 centimetro a seconda della dimensione del modello.
Secondo Stadio: tuffo verticale. Salite ad un ottima altezza di sicurezza, a mezzo motore picchio deciso, lascio i comandi. Vedete se il modello sale e quindi esce dalla picchiata, oppure procede rettilineo nella caduta (salvate comunque il modello!!!
). Se sale e quindi tende ad uscire della picchiata, è troppo cabrato.
Saltate questo punto se non ve la sentite!
Terzo Stadio: salita verticale. A volte si trimmano gli alettoni, ma per molti è difficile trimmare il Timone verticale. Se non si ha una buona esperienza, non si capisce quando gli alettoni fanno virare il modello e quando il timone. Quindi a una velocità sostenuta, più di mezzo gas ma meno di tutto gas (bisogna avere una salita decisa e costante), si fa salire il modello in verticale verso l’alto (pensate a salire come se il modello trovasse un muro verticale e ci corresse sopra verso il cielo). Osservate da che parte tira il modello, se tende a salire e virare a destra o sinistra, trimmate il timone verticale di conseguenza. Poi quando avrete trovato una salita precisa, procedete a ri-trimmare gli alettoni.
Per fare acrobazia classica, di solito preferisco tenere il modello con un pò di picchia. Invece per eseguire il “3D” il modello deve essere neutro, volo dritto o rovescio senza tenerlo. Se volete solo mettere a punto il modello della domenica meglio non settarlo in questa condizione, ma scegliere un condizione più picchiata, tipo acro classica.
Gli F3A sono acrobatici perfetti per i volatori della domenica. Facili da portare e facilmente prevedibili. La loro “forma” facilita l’esecuzione di molte manovre classiche.
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Non abbiamo parlato delle corse servi ed esponenziali.
Meglio fare un po’ di luce. Di solito il manuale riporta escursioni minime e massime delle parti mobili.
Escursione Minima: Perfetta per decollo e atterraggio. In molte occasioni va bene anche per l’acrobazia classica. Di solito c’è un esponenziale del 30% o giù di lì che permette di non avere troppo movimento nel punto neutro dello stick.
Escursione Massima: Di solito si usa per il 3D. In diversi casi l’escursione viene anche aumentata, grazie a squadrette maggiorate o aumentando la corsa del servo al 125%. Attenzione che in questa condizione gli esponenziali devono essere alti, circa 70-85%. Dovete avere lo stesso “feeling” con il modello come se aveste le corse minime, in modo da poter atterrare in caso di emergenza, anche in questa condizione.
Va da se che la cosa migliore è avere almeno due condizioni di volo, sotto in interruttore. L’ideale sarebbe addirittura avere tre condizioni di volo, quest’ultima andrebbe attivata solo per alcune figure acrobatiche o 3D.
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Infine i mix in volo, a che servono? In generale servono per migliorare alcune manovre e per essere dei perfezionisti in volo. Quella più classica che uso, è la compensazione con un po’ di cabra quando faccio il coltello. Di solito va bene un 4-5% di mix con il timone. Sempre attivabile da interruttore. Non usatela se non ne sentite il bisogno…
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Queste sono già delle ottime indicazioni, ma non sono sufficienti per avere un modello da gara. Attenzione che questa piccola guida, si rivolge ad un modello di scatola ARF o simile, non prevedere l’imperfezione nelle incidenze alari o il calettamento del motore errato.
Eseguite le manovre in sicurezza, non voglio responsabilità che non ho!!!
Felici atterraggi a tutti!!!
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