Lug 022014
 

Testo e foto di Sandro Cacciola

LUCI NAVIGAZIONE BRAINCUBE: IL MASSIMO!
Tipo: Set luci a led per navigazione aeromodelli
Adatto a: Aeromodelli, Jet e droni
Pesi: Controller 35g, singolo led 6/7g
Dimensioni: Controller 72x24x27 – Led: 30x8x9 – Led atterraggio 20x12x10
Voltaggio e assorbimenti 6/42V (voltaggio led 5V). Controller 100mA – Led max 4A
Produttore e distributore: Braincube (http://www.braincube-aero.com/)
Prezzo indicativo: 158euro circa

Filmati su Youtube

Siete appassionati di riproduzioni e volete dare un tocco di professionalità in più al vostro amato aeromodello? Provate ad installare uno dei nuovi kit “Light Led” dell’azienda inglese Braincube (http://www.braincube-aero.com/) e vedrete di cosa sono capaci.

Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questa azienda per caso, sfogliando una rivista straniera di aeromodellismo e sono rimasto colpito dalla bellezza e singolarità dei moduli led proposti. Ho visitato subito il loro sito internet e sono rimasto affascinato dalla varietà dei sistemi proposti e dalle caratteristiche riassunte nelle schede tecniche. La Braincube, oltre a fornire kit già predisposti per aerei tradizionali, jet e droni, ha anche un servizio di realizzazione di moduli specifici su richiesta dei clienti: in poche parole sono in grado di farvi le luci di navigazione come le desiderate voi!

Non ho resistito e ho ordinato subito un kit “Jet” e devo dire che ho dovuto attendere un bel po’ in quanto avevano difficoltà asd evadere tutti gli ordini. Ma appena ricevuto le mie supposizioni si sono rivelate giuste: fattura eccellente con corpo in alluminio dei diversi fari (tra l’altro anche belli da vedere). Dimensioni generose, modularità e, quel che più conta, potenti 1,25W per i sette moduli del kit ed un controller da 20W!

La confezione - Luci di navigazione Braincube

Il FlightLights v5.0 Jet Set (3 luci bianche, una rossa, una verde e due fari atterraggio) grazie ad un controller di ultima generazione che incorpora un regolatore di potenza e può pilotare fino a 20W di LED con qualsiasi tipo di batteria 6-42V, consente di ottenere una visibilità delle luci molto anche a lunghe distanze in pieno giorno, Ciascuna delle luci inserite nel set che ho testato è a tecnologia a Led e funziona a 1.25W o superiore risultando più luminosa di una lampadina di un indicatore di direzione per auto. Per la sicurezza del dispositivo che si installa a bordo dell’aeromodello il controller isola i Led dal ricevitore proteggendolo così dall’ assorbimento di potenza del sistema di illuminazione.

Le caratteristiche salienti di questo set possono essere riassunte, oltre alla grande visibilità e potenza, nel fatto che sono Plug-and-play, ovvero nessuna saldatura è necessaria ed i cavi di collegamento al controller possono essere estesi con semplici prolunghe per servi; i moduli luminosi sono racchiusi in un corpo di alluminio aeronautico, effetti stroboscopici molto realistici, 10 modelli reimpostati di giochi di luce compreso l’effetto rotante (Beacon), il tutto con la consapevolezza di avere comunque un sistema di luci flessibile ed espandibile. Le luci di navigazione e luci di atterraggio possono essere entrambe attivate ​​in remoto con un unico canale e il controller può memorizzare la configurazione del ricevitore rendendo l’installazione in parallelo con flap o carrello di atterraggio molto semplice.

L’installazione delle luci non crea nessun problema visto che è sufficiente forare le posizioni a misura con il corpo del faretto (che ha poi poco prima del led un leggero aumento di diametro che gli consente di creare una “battuta” in posizione sul foro di installazione. I fari non hanno alcun dispositivo di fissaggio dall’interno ed ognuno dovrà trovare la soluzione che più preferisce (foro leggermente più stretto in modo che il faro entri leggermente a forza, oppure una goccia di colla a caldo dall’interno (soluzione che ho preferito io) che può essere comunque rimossa a piacere.

Una volta messi in posizione i fari e fatti passare i cavi fino ad arrivare alla centralina non resta che collegare i fari ai diversi spinotti (contrassegnati con le diciture “fari atterraggio”, “luci navigazione” e “strobo”) e passare al settaggio della centralina. Il mnegativo (cavo nero) deve essere rivolto verso l’alto della centralina ma se distrattamente invertite i poli le luci non funzioneranno ma non rischierete di bruciare nulla. Se vi occorrono più fari potete acquistarli a parte e collegarli tra loro con semplici “Y” fino ad un massimo di 10 led (2,5Amp.). A questo punto si può passare al settaggio del canale che comanderà le luci che di solito è controllato da un interruttore a tre posizioni.

Il settaggio si effettua intervenendo su un piccolo potenziometro che è situato sulla parte frontale della centralina e che è del tipo rotativo: tenete presente che per il settaggio dovrete prendere in considerazione tre posizioni del potenziometro; tutto a sinistra, al centro e tutto a destra; cercate dunque di segnare prima la posizione centrale con un pennarello in quanto vi tornerà utile quando dovrete ruotare il potenziometro con un piccolo cacciavite. La descrizione delle procedure di settaggio sono riportate nel libretto di istruzioni (in inglese) ma di facile comprensione:

Fase 1: apprendimento Tx

Con l’alimentazione staccata posizionare il potenziometro in posizione 1 (tutto a sinistra), quindi dopo aver configurato il vostro interruttore sul Tx per le luci accendete il Tx e mettete l’interruttore su “luci spente”; collegate la batteria esterna alla centralina delle luci e tutte le luci lampeggeranno 5 volte indicando che siete in modalità programmazione e il dispositivo leggerà il voltaggio della batteria memorizzandolo per trovare il limite entro il quale disattivare le luci in caso di eccessivo calo di tensione (durata della lettura 6 secondi) dopodiché le luci lampeggeranno 1 volta. A questo punto muovete l’interruttore sulla Tx sulla modalità “nav & strobo on”; dopo 3 secondi il controller memorizzerà la posizione e le luci lampeggeranno due volte. Portate l’interruttore della Tx sulla posizione “landing light on” e dopo 3 secondi verrà memorizzata la posizione e le luci lampeggeranno tre volte. A questo tutti i fari si accenderanno per 1 secondo per confermare l’avvenuta programmazione. La programmazione può essere ripetuta in caso di errore ripetendo i passi dall’inizio.

Fase 2: scelta della combinazione di luci

Il controller viene fornito con 10 combinazioni di luci pre-programmati, alcuni dei quali incorporano “beacon rotante”. Per selezionare una modalità (viene riportata sul manuale una specifica tabella contrassegnata da numeri) ruotate il selettore in posizione 1 (tutto a sinistra) o posizione 3 (tutto a destra) ed inizieranno a susseguirsi le diverse modalità e combinazioni di lampeggio luci; ogni esempio di combinazione avrà una durata di cinque secondi prima che il controller passi ad illustrate la successiva per dar modo di apprezzarla. Se si desidera mantenere l’attuale combinazione basta spostare il potenziometro rotativo in posizione 2 (al centro) e il controller memorizzerà la combinazione scelta. Da ricordare che il controller passerà in modalità standby se è stato acceso per più di 30 minuti (anche se i LED sono spenti) per evitare un eccessivo accumulo di calore e il led di stato sul controller lampeggerà una volta ogni due secondi.

Fase 3: reset

Selezionando questa modalità all’avvio si resetta il controller e verranno ripristinate le impostazioni predefinite per il flash. Per fare questo si deve portare il potenziometro rotante tutto a destra prima di alimentare il controller.

L’effetto delle luci della Braincube è spettacolare come pure la visibilità che risulta particolarmente efficace. Qualche euro in più per l’acquisto di questo set sono ben ripagati da una efficienza e versatilità senza confronto. Giudizio più che ottimo.

Luci accese - Luci di navigazione Braincube

Tutte le foto dell’articolo:

Giu 272014
 

Autore: Paolo “NonnoPaolo”

 Diablo NonnoPaolo

Vi voglio parlare della mia ultima realizzazione: Il Diablo 3D in Depron.
La costruzione non ha presentato alcun problema: ho approfittato di un po’ di materiale che avevo in casa, dal depron a tutta l’elettronica, per fare un modellino che dà veramente tante soddisfazioni. Il progetto è fatto bene e basta rispettare il disegno.
Dopo avere fatto le classiche stampe in A4 (per questo uso Acrobat: uso il PDF originale e in fase di stampa scelgo l’opzione poster che divide un foglio grande A0 in tanti A4 con i marcatori di taglio) ed avere ricomposto il progetto in A0, il metodo che uso io, se voglio procedere spedito, è quello di sovrapporre il progetto ai fogli di depron e bucare la carta con una matita in corrispondenza dei vertici del disegno dei vari pezzi.

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Basta poi seguire i segni lasciati nel depron per tagliare adeguatamente i pezzi, va fatta un po’ di attenzione per non sbagliare i tagli congiungendo i punti sbagliati. Prima di cominciare ad assemblare, è sempre opportuno fare un pò di attenzione, guardando e riguardando il progetto, sia perché una volta incollato quello che c’è da incollare non si torna indietro, sia perché potrebbe anche essere opportuno fare qualche correzione sia perché le eventuali decorazioni sono più facili da realizzare a modello ancora smontato.
Per la decorazione mi sono ispirato al Super Chipmunk, velivolo che mi è sempre piaciuto moltissimo e che spero un giorno di potere avere in versione maxi. Per i colori, ho usato quelli acrilici ad acqua dati a pennello, con l’ausilio di mascherature fatte in nastro carta da carrozzieri.

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Le squadrette dei servi le ho realizzate con vecchie carte carburante ritagliate; nei benzinai si trovano abbastanza facilmente pacchetti di vecchie carte per la raccolta punti, tipo carte di credito, che si ritagliano facilmente a misura con le forbici, ed hanno la giusta resistenza. Si pratica un taglietto nel depron e si incollano con epossidica. Le cerniere le ho realizzate con nastro fibrato sul lato piano, e nastro trasparente sul lato “smussato”. Per quanto riguarda i tiranti ho usato un metodo che ho visto tante volte e non avevo mai provato, realizzato con bacchetta di carbonio a misura, squadrettina in acciaio armonico e termoretraibile. Prima di descriverlo, si fa prima a vedere la foto; ad ogni modo è quello indicato nel progetto. L’ho trovato abbastanza efficace, anche se così come è fatto non consente regolazioni meccaniche dei trim, quindi, prima di installare i tiranti, bisogna accertarsi che i servi siano centrati (basta un provaservi, che è uno di quegli acquisti che ci si ritrova per tutta la durata della propria carriera di aeromodellista) e che le appendici alari siano in linea con la parte fissa (eventualmente, io le tengo ferme aiutandomi con un paio di mollette per il bucato). Poi taglio la bacchetta di carbonio un po’ abbondante, infilo uno spezzone abbondante di termoretraibile, inserisco l’acciaio nel forellino della squadretta del servo o dell’appendice alare, accoppio la squadrettina di acciaio al carbonio fissandola con una goccia di ciano, faccio scivolare il termoretraibile fino a coprire l’accoppiamento e lo scaldo. Il tutto, prima da un lato e poi dall’altro, ad operazione completata taglio con le forbici l’eventuale pezzetto di bacchetta in eccesso. Tutto abbastanza spartano ma efficace.
Nel realizzare il modello, mi sono accorto che le lastre di depron si erano leggermente imbarcate, quindi la fusoliera mi è venuta leggermente incurvata, ed il piano di coda inclinato rispetto alle ali; per rimediare ho inserito in coda un paio di tiranti in filo di nylon da pesca, fissati tra deriva verticale e piani orizzontali, in modo da provare a raddrizzare il tutto, più per un fatto estetico che aerodinamico, in quanto il modello non ne risente completamente, ma non è bello da vedere… Per il carrello c’è poco da dire, se non che le ruote dell’Easycub Multiplex si sono rivelate perfette per lo scopo!
Come colla, in casa non avevo la UHU POR che uso solitamente con il depron ed ho usato colla a caldo ed epossidica, secondo le parti del modello. Dopo i primi voli, ho rilevato una criticità nella parte finale della fusoliera, nella parte più stretta, dove inizia il piano di coda; lì il depron si è spaccato su un lato del foglio orizzontale forse a causa delle vibrazioni, e l’ho sistemato semplicemente raddoppiando lo spessore con due pezzetti di depron opportunamente sagomati ed incollati sempre con epo 5′.
Come elettronica avevo un motorino preso da GiantCod in UK, un 1000kv da 100 gr circa, un ESC da 30 A reduce ancora dei tempi degli F22 di TomHE, tre servettini da 9 gr e come lipo una 3s da 1300. Peso finale in ODV: 400 gr. tondi, che possono essere sicuramente ridotti avendo più cura negli incollaggi ed in qualche altro aspetto della costruzione. Devo dire che in tutto questo, a montaggio completato, mi sono accorto di essermi dimenticato di inserire la baionetta nel piano di coda, ma la cosa è risultata praticamente ininfluente, quanto meno per ciò che faccio io.

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Per ciò che riguarda il volo, sono rimasto impressionato.
Al primo volo ho regolato il CG all’altezza della baionetta in carbonio, rinunciando alla solita prudenza (giusta) di tenersi leggermente picchiati. L’ho fatto decollare con lancio a mano con il modello che è scappato letteralmente dalle mani, dritto come un fuso. Qualche tacca di trim qui e là e sin dal primo volo non ha avuto alcun problema con tutte le manovre di base, volo rovescio, a coltello, etc.. Il Diablo 3D consente un volo lentissimo, tranquillo, un vero piacere. Atterraggio praticamente da fermo. Sul modello ho utilizzato lo stabilizzatore Orange a 3 giroscopi venduto da HK, questo consente ad un modello così leggero e con così tanta superficie esposta all’aria di volare in assoluta tranquillità anche in presenza di vento forte e rafficato. E’ come se il vento quasi non ci fosse, cosa che mi fa guadagnare giornate utili quando si aspetta con ansia il fine settimana per fare un paio d’ore (quando va bene) di voli.
Modello perfetto sia per chi si voglia allenare nel 3D sia per chi vuole semplicemente divertirsi senza impegno e senza pista(!).

Il video del collaudo:

Mag 302014
 

Testo e foto di Sandro Cacciola

Uat verticale

INTAIRCO AIR TRAP (UAT)

Tipo: Serbatoio Uat per jet turbina
Adatto a: Tutti i tipi di aereomodelli
Pesi: 65grammi
Dimensioni: 100x50x50mm (175cc)
Produttore e distributore: Intairco (http://www.intairco.net/)
Prezzo indicativo: 50/60 euro circa

L’utilizzo di serbatoi “sempre pieno” (detti Uat o Air Trap) sui modelli jet con propulsione a turbina sono oggi di utilizzo pressoché comune (salvo rare eccezioni) perché ci danno la certezza che l’alimentazione della nostra turbina non subisca interruzioni nel suo funzionamento anche a causa di eventuali bolle d’aria che si dovessero formare nel serbatoio per i più disparati motivi. In commercio se ne trovano oggi di diversi modelli con caratteristiche più o meno uguali ma che per la loro fattura o dotazione di “accessori” li rendono estremamente diversi nel loro utilizzo a seconda di dove andremo ad installarli.

Quello che voglio porre all’attenzione oggi è un “Air Trap” di nuova concezione realizzato dall’azienda australiana “Intairco” (http://www.intairco.net/) che produce (e vende anche direttamente) una vasta gamma di accessori per i modelli jet Rc: dagli accessori per carburante, sistemi frenanti ad aria ed elettrici, accessoristica varia di qualità.

L’Air Trap Intairco è stato realizzato per garantire che l’afflusso di carburante alla turbina sia privo di aria e di particelle estranee grazie all’utilizzo di un accurato filtro posto al centro del serbatoio. Ma nella progettazione del nuovo Uat Intairco ha anche pensato a rendere versatili lo Uat inserendo sul serbatoio collegamenti ai tubi mediante connessioni originali Festo che garantiscono la compatibilità con tutti i tipi di turbine installate. Inoltre l’ingresso di alimentazione del carburante e quello per il rifornimento (posti nella parte superiore del serbatoio) possono ruotare di 360 gradi per soddisfare ogni esigenza di istallazione.

Il serbatoio Uat Intairco (realizzato in materiale plastico come la maggioranza) viene venduto in tre diverse misure: 125, 175 e 250cc e si possono scegliere due tipi di connessioni alle tubazioni: o i Festo (4 o 6mm a scelta) oppure i pin normali (anche questi da 4 o 6mm). La rotazione delle connessioni è però prevista solo con i raccordi Festo.

Per l’installazione non ci sono particolari indicazioni ma è importante che l’Air Trap venga posizionato in modo che i due raccordi di rifornimento e alimentazione risultino nella parte superiore. Per questo è disponibile sempre da Intairco un comodo e funzionale supporto in plastica che può essere fissato alla fusoliera e che fissa a sua volta lo Uat con il velcro (vedi foto). Si ottiene così la possibilità di smontare velocemente il serbatoio. Se si ha necessità di pulire il filtro dell’Air Trap basterà svitare il tappo; per rimontarlo è consigliato l’uso di nastro idraulico in teflon per garantire una buona tenuta del tappo.

L’Air Trap Intairco si può acquistare o direttamente da Intairco o dai rivenditori Motor and Rotors (Inghilterra) e Dreamworks Model Production (Usa). Il costo convertito da dollari in euro varia da 50 a 60 euro a seconda della dimensione. Il supporto in plastica costa invece 12 euro. Chissà che qualche azienda italiana non sia interessata a metterlo a catalogo…

Tutte le foto dell’articolo:

Mag 122014
 

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Se avete già guardato il mio Blog non potete non conoscere “gquattro” (cliccate sul nome per vedere i suoi articoli). Davvero imperdibili le sue realizzazioni legate al mondo di Dastardly and Muttley in Their Flying Machines.

Ma veniamo a quest’ultima realizzione del suo fantasioso costruttore: il modello di UFO ROBOT GOLDRAKE nella versione astronave cioè la Spazer. La realizzazione è davvero impeccabile come tutte quelle di “gquattro”, il modello prende in prestito la struttura del Black Cat Jet e naturalmente è spinto da una Ventola.
Per i dettagli vi linko la pagina di AeroDimentoso Cimento:

FORUM di AeroDimentoso Cimento con UFO ROBOT GOLDRAKE V2

Infine vi lascio al video.

Non posso che fare i complimenti a “gquattro” per la bellissima realizzazione, fa sognare tutti quelli non proprio giovanissimi che hanno visto alla TV le gesta di UFO ROBOT GOLDRAKE!

Mag 062014
 

Testo e foto di Sandro Cacciola

Gyroscopio primo piano

GIROSCOPIO 3 ASSI PER AEREI CORTEX BAVARIAN DEMON
Tipo: Sistema stabilizzazione a 3 assi per aeromodelli
Adatto a: Tutti i tipi di aereomodelli
Pesi: 18grammi (esclusi cavi)
Dimensioni: 36x34x14mm alimentazione 4/10V. Max input servo 10A
Produttore e distributore: Bavarian Demon (http://www.bavariandemon.com)
Prezzo indicativo: 300 euro circa

Il giroscopio tre assi Cortex è stato realizzato dall’azienda tedesca Bavarian Demo (http://www.bavariandemon.com che lo ha in vendita online) con l’obiettivo di offrire anche ai modellisti che volano con modelli ad ala fissa (da Bavarian sono disponibili anche giroscopi per elicotteri e multirotori) un sistema in grado di stabilizzare efficacemente un modello sui tre assi. Il sistema che ho avuto l’opportunità di provare si avvale della tecnologia all’avanguardia HeliCommand/bavarianDemon opportunamente modificato e adattato ai velivoli ad ala fissa che adopera tre sensori giroscopici uno per alettoni, uno per elevatore e uno per il direzionale.

Di giroscopi a tre assi oramai ce ne sono in giro diversi e tutti propongono l’opportunità di rendere il nostro volo più sicuro ed efficiente, specie in condizioni meteo più avverse e turbolente. Quello che ho però scoperto per caso girando tra i vari siti internet specializzati in “assistenza al volo aeromodellistico) ha la particolarità di mantenere tutte le impostazioni specifiche per ogni modello (centri servi, escursioni e miscelazioni sul trasmettitore, dati che vengono trasferiti automaticamente al giroscopio durante il setup del dispositivo. In buona sostanza il nostro aeromodello prima di ricevere il giroscopio Cortex dovrà essere perfettamente bilanciato e trimmato in volo nelle diverse condizioni ed avere le giuste miscelazioni, escursioni ed esponenziali: in una parola deve volare come desideriamo che sia. Solo successivamente verrà integrato con il sistema giroscopico.

Il giroscopio Cortex si pone sul mercato come nuovo strumento di bordo per gli aerei Rc: la capacità di apportare l’esatta quantità desiderata di stabilità ad un modello, il fatto che questo possa reagire in modo intelligente e trasparente per non influenzare l’esperienza di volo, aiuterà ogni pilota a migliorare se stesso. Per gli aeromobili particolarmente critici nel volo, il Cortex rappresenterà valore aggiunto al nostro setup e ridurrà il carico di lavoro.

Le caratteristiche tecniche possono essere riassunte con la possibilità di collegare fino a 5 servocomandi ad altrettanti canali di ingresso sul gyro che lavoreranno in modo indipendente; se il numero dei canali non risultasse sufficiente è possibile pilotare una funzione con due servi utilizzando una normale Y (ovviamente il senso di rotazione in questo caso per i due servi se variato agirà su entrambe i servi. Il Cortex, come per tutti gli altri giroscopi, deve essere interposto tra la uscita della Rx ed il servo che desideriamo.

Di routine rimane l’opzione di regolazione della sensibilità e la modalità del giroscopio tramite Tx utilizzando il canale giroscopio sulla radio che ci consente di ottimizzare il guadagno del giroscopio durante il volo, cosa che riduce i voli di setup al minimo. Interessante, invece, è l’opzione che consente, tramite un cavo Usb fornito nel kit, di configurare il Cortex sul nostro Pc tramite un apposito software. Utilizzando un computer per il setup (ci può fare anche tramite radiocomando) si ha l’opportunità di accedere ad opzioni aggiuntive; in particolare: collegare il ricevitore tramite il segnale Futaba S.Bus , satelliti Spektrum /JR, modulazioni PPM), aumentare il frame rate servo per l’utilizzo di servi digitali, utilizzare posizioni di installazione alternativi (orizzontale, di testa o verticali), ottimizzare la stabilizzazione di ciascuno dei 3 assi separatamente e per ogni canale, installare gli aggiornamenti del firmware on-line.

Montaggio

montaggio, Giroscopio 3 Assi per Aerei CORTEX BAVARIAN DEMON

il giroscopio può essere installato indifferentemente sia al centro della fusoliera del modello che di lato, importante che la parte superiore (dove ci sono gli ingressi dei servi) sia rivolta verso il muso del velivolo. Per fissare il gyro si deve utilizzare il biadesivo in dotazione (uno sottile per modelli elettrici e un o più spesso per motori a scoppio che ha lo scopo di assorbire le maggiori vibrazioni). Operazione successiva è quella di collegare i servi al giroscopio che sarà inserito tra Rx e servocomandi. Si inserisce lo spinotto multiplo nei contatti di destra del giroscopio contrassegnati virtualmente dalle lettere A-B-C-D-E corrispondenti ad altrettanti canali della Rx e seguendo lo schema dei piedini come in figura si procede a collegare i servi al giroscopio. Per non fare confusione è sempre bene inserire il servo nell’uscita A e il canale della ricevente corrispondente nell’ingresso. Il primo slot a destra è riservato per il ponticello che occorre per entrare in fase di programmazione e per la connessione del gyro al Pc tramite cavo Usb fornito. Nei collegamenti della presa multipla trovate due cavi a tre poli normali (che sono quelli di potenza) e tre con spinette con un solo cavo (giallo, rosso e verde) che portano solo il segnale dalla rx. C’è inoltre un altro cavo grigio che corrisponde al comando AUX e che deve essere collegato ad un interruttore a tre vie per abilitare le diverse modalità di funzionamento o spegnimento del dispositivo. E’ possibile collegare anche due soli canali al giroscopio e in questo caso si dovranno utilizzare quelli contrassegnati con A e B (quelli con cavi a tre poli normali da servocomandi) mentre si potranno non collegare quelli con le spinette con un solo cavo (il canale Aux è obbligatorio!). Il giroscopio ha inoltre sui due lati due ingressi a cui è possibile collegare i satelliti per radio Spectrum/JR. Ricordatevi che prima di collegare e settare il Cortex il modello dovrà già volare bene (trimmato e regolato) senza giroscopio. Una volta acceso, inoltre, per 6 secondi il modello non dovrà essere mosso per dare modo al dispositivo di stabilizzazione di settarsi.

Programmazione

Schermata settaggi su pc, Giroscopio 3 Assi per Aerei CORTEX BAVARIAN DEMON

Bavarian raccomanda durante la programmazione del giroscopio di disattivare gli eventuali dual-rate durante lo svolgimento del setup. Il setup parte con tutti gli stick neutri (salvo il gas che deve essere a zero) mentre tutte le funzioni rimanenti (flaps, eventuali modalità di volo, ecc) devono rimanere nella posizione utilizzata durante il volo normale. Ricordatevi che la configurazione deve essere ripetuta se una combinazione nel trasmettitore o un’assegnazione di un canale sul ricevitore o trasmettitore varia. A questo punto collegare il jumper in dotazione nel primo slot (come mostrato nel disegno) e quindi accendere il dispositivo.

Si vedrà il led lampeggiare rosso due volte e le superfici mobili effettueranno due rapidi movimenti a conferma dell’attivazione della programmazione. Portare lo stick dell’alettone tutto a destra e tenerlo premuto fino a quando il giroscopio verde lampeggia due volte, quindi spostare lo stick dell’alettone tutto a e tenerlo così fino a quando il giroscopio lampeggia in verde una volta, quindi riportare lo stick alettone nella zona neutra. Passiamo al quota: portare lo stick del quota nella posizione massima a cabrare e tenerlo così fino a quando il giroscopio verde lampeggia due volte, quindi spostare lo stick in posizione completamente a picchiare e tenere premuto fino a quando il giroscopio lampeggia in verde una sol volta, quindi tornare con lo stick in posizione neutra. Stessa operazione sul direzione: stick timone verticale tutto a destra e tenere così fino a quando il giroscopio lampeggia due volte, quindi tutto a sinistra e lasciare fino al lampeggio verde singolo, quindi riportare in posizione neutra. Il led verde a questo punto lampeggerà continuamente per indicare che la programmazione è conclusa e si può rimuovere il ponticello e solo dopo spengere l’alimentazione.

Per utilizzare il giroscopio Cortex Bavarian sul modello è necessario a questo punto assegnare al dispositivo un canale ausiliario nella trasmittente sotto interruttore a tre vie che ci consentirà durante il volo di poter attivare e disattivare il giroscopio, utilizzarlo in modalità normale (volo) contrassegnata dall’accensione sul giroscopio del led color arancio oppure in modalità “hold” consigliato per il volo 3D (contrassegnato sul gyro con l’accensione del led color verde. La disattivazione del giroscopio si identifica con l’accensione del led color rosso . Per chiarire meglio le due condizioni ecco alcune informazioni semplici:

In modalità normale il Cortex Bavarian attenua i disturbi provocati dalle condizioni atmosferiche al modello rendendo più fluido il volo ma tendono leggermente a ridurre l’agilità; è dunque probabile che si debba agire anche sugli esponenziali che abbiamo impostato sulla radio per avere un controllo ottimale del modello. La modalità normale per la maggior parte dei modelli può rimanere accesa anche in fase di decollo e atterraggio ma sempre dopo averne verificato accuratamente l’efficacia ad alta quota. E’ ovvio però che in queste due delicate fasi un controllo “pieno” dell’aeromodello è sempre preferibile (parere personale) in quanto un qualsiasi errore nel settaggio potrebbe portare ad avere condizioni critiche dell’aereo.

In modalità “Hold” il modello è forzato a mantenere l’ultima posizione assunta ed è per questo che ne è consigliata per il volo 3D e l’aeromodello può vibrare o oscillare a causa della elevata sensibilità del sensore. Assolutamente sconsigliato (ma è un avvertimento quasi superfluo per chi conosce un minimo di dinamica di funzionamento di un giroscopio) atterrare o decollare in modalità “hold” in quanto il modello si troverebbe nella condizione di non poter rispondere adeguatamente ai comandi impartiti dal pilota.

Parlando di settaggio della Tx va detto subito che il giroscopio ha una settaggio di base di fabbrica che vede guadagni diversi per ogni asse di controllo. Per iniziare il test è consigliato programmare sulla radio unl guadagno generale attorno al 20% in modalità volo e del 40% in modalità hold (3D). Questi sono dati che ho estrapolato dai diversi forum e che ho potuto poi confermare nella prova del giroscopio.

Una precisazione importante: la regolazione del guadagno del giroscopio nelle diverse modalità di volo va effettuata tramite l’end-point di regolazione (EPA) sul trasmettitore corrispondente al canale associato all’interruttore a tre vie.

In ultimo, prima del volo di collaudo, dovremo verificare il corretto funzionamento dell’apparato muovendo il nostro modello nelle varie direzioni stando attenti a controllare che ad ogni movimento si verifichi la reazione contraria della parte mobile: per esempio se prendiamo il modello e abbassiamo l’ala sinistra dovremo avare la reazione contraria del giroscopio che tenderà ad alzare l’alettone destro per compensare la rotazione su questo asse.

Nel primo volo decollate con il giroscopio in posizione off (spento) e una volta raggiunta la quota di sicurezza accendere il dispositivo in modalità “normale” e osservare il comportamento dell’aereo; se si nota un’oscillazione in qualunque asse disattivate il giroscopio off e atterrate, dopodiché riducete il guadagno di 4/5 punti e ripetete il test. Se il modello non oscilla più potete passare al test della modalità “Hold” e ripetere se necessario il settaggio del guadagno in caso di oscillazioni.

Ricordate infine, per aver bene in mente come funzionano i guadagni della sensibilità del giroscopio Cortex Bavarian, che la percentuale complessiva del guadagno è quella che viene regolata tramite il TX. I limiti individuali di guadagno per ciascun asse sono regolabili solo mediante il software e il collegamento del gyro al Pc tramite il cavo Usb fornito (il software lo scaricate dal sito della Bavarian). La percentuale di guadagno generale e i limiti individuali sono quindi collegati: ad esempio se il guadagno degli alettoni è impostato a 20 e il guadagno complessivo è impostato al 100%, il guadagno totale sugli alettoni sarà 20; se il guadagno complessivo è ridotto al 50% il guadagno totale degli alettoni sarà 10.

La prova di volo l’ho effettuata su un biplano ormai datato in depron che aveva qualche difficoltà a mantenere l’assetto di volo anche con poco vento. Devo ammettere che l’esperienza è stata entusiasmante in quanto il giroscopio si è dimostrato all’altezza di quello che promette. Una volta in volo ed inserito il dispositivo in modalità “normale” il primo impatto è quello di avere un modello meno reattivo e questo dipende dall’intervento di stabilizzazione del giroscopio che “controlla” il modello. Come detto in precedenza se si nota un eccesso di lentezza nella risposta si potrà diminuire gli esponenziali sul radiocomando e ripristinare la risposta originaria. Nel mio biplano questo non è avvenuto in quanto gli esponenziali erano già molto bassi. Quello che invece ho notato da subito è stata l’eccesso di sensibilità che mi ha costretto ad atterrare e di conseguenza diminuire al 15% il guadagno generale. Il secondo volo è stato più fluido con il modello molto più stabile (obiettivo raggiunto per il Cortex!). La modalità 3D l’ho testata ad alta quota impostando qualche figura 3D (non sono molto capace). Anche qui ho verificato da subito troppe oscillazioni, segno di un guadagno elevato (e dunque conseguente atterraggio e nuova modifica dei valori portati a 34). Volo successivo molto meglio con il modello che risponde bene e riesco anche a tenerlo in hovering (il giroscopio funziona!).

Il Cortex Bavarian in sostanza fa il suo dovere ma non potete pensare di poter volare senza averne le capacità di base. E’ un valido aiuto per neofiti ed esperti ma quello che fa la differenza tra un giroscopio che funziona bene ed uno che funziona benino è il tempo che dedicherete alla calibrazione ed al settaggio dei guadagni. Questi varieranno da modello a modello e da stile di pilotaggio. Ma vi posso assicurare che una volta trovata la combinazione giusta vi ritroverete tra le mani un gioiellino che potrà rendere i vostri voli meno impegnativi e darvi il tempo di dedicarvi ad affinare l’arte del volo.

Adesso il mio Cortex sarà destinato ad un compito più degno del suo rango: gestire un Viperjet a turbina da 2,2 metri di apertura alare che allestirò a breve. Vi farò sapere!

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Apr 022014
 

Testo e foto di Sandro Cacciola

YAK 130 EDF Ready2Fly

YAK 130 EDF 90mm PNP READY2FLY

Tipo: Jet EDF 90mm in Epo pronto al volo
Adatto a: Aeromodellisti con esperienza di volo
Pesi: 3800-4100 grammi al decollo
Dimensioni: Aperture alare 1200mm, fusoliera 1500mm
Produttore e distributore: Ready2fly ( www.ready2fly.com )
Prezzo indicativo: 520 euro circa

E’ l’addestratore avanzato nato da una collaborazione risalente al 1993 tra la Yakovlev e l’italiana Aermacchi, all’inizio noto come Yak-AT. Nel 1993, Aermacchi firmò un accordo di collaborazione con Yakovlev per il nuovo jet da addestramento che la società aveva sviluppato a partire dal 1991 per l’Air Force russa. Il velivolo fece il suo primo volo nel 1996 e venne portato in Italia l’anno successivo per sostituire il MB-339. Nel 2000 però le differenze di priorità tra le due aziende portò alla fine della partnership ed i due partner continuarono a sviluppare l’aereo in modo indipendente con Aermacchi che ha mantenuto i diritti di commercializzazione in tutto il mondo tranne che in Russia e gli altri paesi della CSI.

Un po’ di storia per presentare questo aeromodello che sta affascinando, giorno dopo giorno, sempre più aeromodellisti. Ed è per questo motivo che oggi sempre più spesso sui campi di volo si possono ammirare esemplari sia di Yak che di M346 riprodotti sia da aziende specializzate che in proprio da modellisti capaci di lavorare compositi o balsa.

Quello che però voglio portare oggi alla vostra attenzione è un modello particolarmente accattivante e (cosa che non guasta mai) davvero quasi pronto al volo (PNP). Sto parlando dello Yak 130 dell’azienda svizzera Ready2Fly (www.ready2fly.com‎) che grazie alla collaborazione di Vitaliy Robertus , lo sviluppatore e pilota dello Yak 130 campione del mondo 2011, ha realizzato un aeromodello che stupisce per la sua fedeltà nei particolari e buone caratteristiche di volo.

Appena aperta la confezione che contiene il modello sorprende la qualità e l’ordine dell’imballaggio delle parti del modello effettuato su due strati: il primo contiene le ali, piani di quota e direzione ed i missili con i piloni alari, il secondo la fusoliera. Nel kit sono fornite le poche viti che occorrono per fissare il timone verticale ed i piani di quota, un tubetto di colla specifica per l’epo, due spinotti dorati con termoretraibile e la riproduzione delle antenne che vanno incollate sul muso del modello. Viene fornito anche un manuale che però si riferisce alla versione da assemblare ma che comunque ben fa comprendere le operazioni  (poche) da effettuare.

Lo Yak 130 della Ready2Fly ( www.ready2fly.com ) è veramente un capolavoro con una buona fedeltà sia nella livrea che nei particolari riprodotti (sempre nei limiti di un modello realizzato in Epo). Il velivolo ha già installati i carrelli elettrici in scala di buona fattura che riproducono in linea di massima gli originali, con ruote, fari di atterraggio (spettacolari) e portelli che sono gestiti da un sequenzer già programmato: è sufficiente infatti inserire la spinetta (una sola per luci e carrelli) su un canale comandato da un interruttore ed il gioco è fatto: azionando l’interruttore della radio si avvierà la sequenza di apertura portelli, uscita carrelli, accensione fari di atterraggi (uno per ogni carrello) e chiusura portelli. Operazione inversa per la ritrazione dei carrelli. Sul dorso si trova l’aerofreno che si attiva anch’esso tramite un canale sotto interruttore della radio. Molto realistico. Non mancano le luci di posizione che conferiscono al modello un tocco di qualità in più e l’aerofreno (da utilizzare assolutamente solo una volta atterrati per diminuire la velocità).

YAK 130 EDF Ready2Fly Primo strato

YAK 130 EDF Ready2Fly - Secondo strato

Le operazioni da effettuare sul modello in fase di assemblaggio sono davvero poche (illustrate bene sul manuale fotografico incluso nella confezione) e comprendono l’incollaggio del cono di coda che contiene il movimento del quota (che ha la parte superiore smontabile con due viti per ispezione),  il bloccaggio sulla baionetta in metallo dei piani di quota con le viti in dotazione, il fissaggio (anche qui con due viti) del timone verticale, l’incollaggio del cono di punta. Il sistema di fissaggio delle ali avviene tramite le baionette alari che si inseriscono in fusoliera e due incastri  in materiale plastico resistente su cui sono affogati i rispettivi dadi su cui, una volta inserite le ali, si vanno a stringere i relativi bulloni che trerranno in posizione le semiali. Il sistema consente uno smontaggio e rimontaggio veloce che si ottiene dopo aver tolo le spine dei servi.

Un discorso a parte va fatto per il copkit: il lavoro di progettazione dell’azienda svizzera anche qui si è dimostrato all’altezza delle aspettative tanto che viene fornito con i due pilotini in tuta avio arancione ed i pannelli strumentazione con gli adesivi applicati. Peccato solo per il peso del copckit che fa segnare 257 grammi sulla bilancia. Ma anche l’occhio vuole la sua parte…

YAK 130 EDF Ready2Fly

E  veniamo al cuore del nostro Yak130: l’ultima versione monta una ventola in metallo a 12 pale con un motore brushless da 1700kv accoppiato ad un regolatore da 130 amp. Il set è realizzato appositamente per questo jet e supporta solo un pacco batterie 6S (sia regolatore che motore). Ho chiesto espressamente alla Ready2Fly se era possibile eventualmente montare una o due batterie in più per esaltare le prestazioni ma mi hanno risposto che non è possibile e che la configurazione è stata scelta per ottimizzare pesi e prestazioni.

In effetti il modello in ordine di volo pesa dai 3,8 kg ai 4,1 circa a seconda se si montano tutti i missili in dotazione che comprendono quatto missili e due serbatoi sub alari che si fissano ai piloni alari tramite magneti molto forti. I piloni alari vanno invece incollati alle ali utilizzando la colla in dotazione.

Alcune considerazioni sulla fattura del kit

In linea generale lo Yak 130 della Ready2fly si presenta molto bene ed anche il primo contatto con le mani (toccandolo…) è positivo e si comprende il grande lavoro effettuato sul disegno e la realizzazione. Dopo aver fatto notare che i servocomandi sono con ingranaggi in metallo (il che non guasta) devo dire che qualche perplessità l’ho avuta con i movimenti delle parti mobili dei flap: in posizione neutra infatti non hanno giochi mentre in configurazione decollo e atterraggio evidenziano un gioco verso l’alto: in sostanza se si prende il flap abbassato e lo si spinge con un dito verso l’alto questo si alzerà di qualche millimetro e una volta rilasciato tornerà ad abbassarsi in posizione. Ho controllato tutte le incernierature e i giochi su servo e squadrette ma non ne ho trovati e l’inconveniente deriva dal fatto che il flap abbassandosi fa un’escursione in avanti che provoca appunto questo “lasco”. Ho evidenziato la problematica alla Ready2fly pensando che fosse un problema del mio kit ma invece mi hanno detto che anche negli altri questo movimento è presente ma che non influisce sul volo. In effetti così è in quanto il flap lavora con una spinta costante verso l’alto in fase di estensione e questo gli consente di non provocare flutter. Quello che si deve fare, invece, in fase di programmazione delle escursioni, è verificare l’estensione misurando l’escursione con il flap spinto verso l’alto.

Altra piccola annotazione (ma può essere considerata di routine su modelli del genere) riguarda la chiusura dei portelli che risulta non perfetta e con un po’ di gioco: sarà da verificare con il passare dei voli e quindi delle sequenze di apertura e chiusura se qualche cosa si dovesse logorare. Teniamo però conto che tutto questo è realizzato in plastica per non appesantire il modello e dunque non si può avere lo stesso risultato di un jet a turbina di ben altra consistenza.

Belli da vere ed efficienti, invece, i  carrelli retrattili e le gambe in semi-scala: molto robusti e belli da vere;  i fari di atterraggio, poi, danno quel tocco di professionalità che non stona.

In volo

Partiamo dalle prestazioni del gruppo propulsore: la ventola ha fatto registrare a terra nelle prove statiche un rendimento con batterie Nanotech 5000mah 35/70c 2130 watt con 94 ampere di assorbimento: un bel dato se si considera che stiamo parlando di una ventola 90mm con 12pale. La spinta statica stimata è stata di circa 3,4kg  sufficiente a portare in volo un modello di questo peso. Devo dire, tra l’altro, che il gruppo propulsore gira molto bene senza tante vibrazioni ed il suono è sufficientemente realistico senza particolari stonature provocate da sgradevoli fischi.

La conferma della buona scelta della propulsione è stata confermata in volo (ho volato senza serbatoi e missili sub alari) che si è dimostrato realistico per la riproduzione che avevamo tra i pollici. Il test è avvenuto sulla pista del GAM di Grosseto che è mattonellata e lunga 100 metri, il che consente al modello di poter correre a sufficienza prima di avviare la rotazione di decollo: non ho potuto provarlo su erba ma su Youtube ci sono filmati che dimostrano che in configurazione di serie è possibile decollare anche dall’erba (se rasata ovviamente). Nel volo di collaudo il modello era stato impostato con le escursioni come riporta il manuale nella sezione “low” (ovvero escursioni minime) eccetto che per il cabra a cui avevo dato un’escursione a cabrare e picchiare di circa 7mm (che si sono dimostrati perfetti). Nonostante mi fossi ripromesso di farlo correre bene il modello dopo circa 40 metri ha alzato il muso e staccato il ruotino e a quel punto ho dovuto effettuare la rotazione per il decollo. Però nessun problema in quanto con un buon pacco da 5000Mah 35/70C lo Yak è salito senza problemi meravigliandomi come con una 90mm e 6 lipo potesse rendere così. Nel corso del volo di collaudo ho dovuto trimmare gli alettoni per una tendenza spiccata a girare a sinistra mentre il comando del cabra ha evidenziato la necessità di essere picchiato. Da qui il consiglio di collaudare il vostro Yak con i piani di quota neutri (qualcuno sosteneva di doverli mettere leggermente a cabrare…). Il modello si è dimostrato spettacolare nel suo volo sia per le qualità di riproduzione, sia per il suono “turbinoso” della ventola che la facilità di pilotaggio. L’atterraggio con i flap è davvero facile se si eccettua il fatto che con i flap al massimo il modello frena molto e necessità di motore per non rischiare lo stallo. Dopo 3,5 minuti sono atterrato e controllato le batterie: ne avevo consumato il 45% della carica il che mi ha confermato che si può volare tranquillamente 5 minuti tenendosi un buon margine di sicurezza.

Di come questo modello voli particolarmente bene ho avuto la riprova nel quarto volo quando ho cambiato batterie e installato un pacco un po’ più vecchiotto: il modello dopo aver staccato da terra ha evidenziato subito la mancanza di spinta e ha continuato a salire al limite dello stallo (spanciato con il muso in alto). Ho effettuato messo giro di pista e mi sono ripresentato all’atterraggio senza aver mai perso il controllo dello Yak: davvero notevole se si considera anche il suo peso non indifferente.

YAK 130 EDF Ready2Fly

A conclusione del mio test devo ammettere che lo Yak 130 di Ready2Fly mantiene le promesse e oltre che in volo fa la sua bella figura anche a terra dove strappa consensi e suscita meraviglia tra gli amici modellisti. La dotazione completa sia di set sub alari e messili che di accessori come portelli, luci, aerofreno, lo rendono ancora più accattivante non facendoci rimpiangere la spesa che ovviamente non è da poco ma sempre in linea con il mercato visto tra l’altro che su questo jet il lavoro da compiere per l’assemblaggio è davvero ridicolo (1,5 ore al massimo). Lo Yak 130 per il momento viene distribuito in Italia direttamente da Ready2Fly che a catalogo ha anche altri bei modelli.

Tutte le foto dell’articolo:

Dic 092013
 

Progetto, Realizzazione e foto di “gquattro”

AeroCalamita

AeroCalamita

Purtroppo siamo già arrivati al terzo e ultimo appuntamento con questa mini-serie.
Vi lascio a una delle più divertenti macchine volanti create nel cartone animato: AeroCalamita!

Pensate che nonostante la forma assurda, l’autore afferma che vola meravigliosamente!!!

Per tutti quelli che vogliono analizzare la costruzione possono andare al forum di Aerodimentoso:

AeroCalamita

Di seguito vi lascio i video dell’autore e in fondo all’articolo troverete tutte le foto.

http://www.youtube.com/watch?v=vZiF4sMZ3l0

http://www.youtube.com/watch?v=Q2OYOM_y_s0

Dic 072013
 

Progetto, Realizzazione e foto di “gquattro”

AeroZilly

AeroZilly

In questo secondo articolo vedremo l’aereo di Zilly. Il personaggio pauroso ed ossessionato dal piccione. Tende a nascondersi nel suo trench d’aviatore, come una tartaruga nel guscio ed addirittura scavando sotto terra per essere riacciuffato da Muttley. Nonostante ciò è un pilota capace e l’unico a capire Klunk.

Notate come viene costruita e sfruttata l’elaborata coda del modello. Ingegnoso!!!

Per tutti quelli che vogliono analizzare la costruzione possono andare al forum di Aerodimentoso:

AeroZilly

Di seguito vi lascio i video dell’autore e in fondo all’articolo troverete tutte le foto.

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