Gen 042017
 

Tutto nasce da una mail e così si è avviata la continua discussione se vale ancora la pena di costruirsi un modello o andare in negozio a prendere un RTF (Ready to Fly).

Molti anni fa (20 anni? Che sembra un’età geologica…), chi cominciava con il modellismo aveva un solo modo: costruirselo!
Modelli di balsa che richiedevano un intero inverno per essere pronti a Primavera con il proprio modello. Il pericolo di schiantarlo era alto, spesso venivano provati da veterani e poi una volta messi a punto e trimmati venivano prima passati in volo al proprietario che solo dopo molte giornate era in grado di volare autonomamente.

Qualche anno fa (10 -5 anni), chi cominciava si buttava sui modelli RTF più o meno finiti o sull’usato, tanto ne giravano talmente tanti. Oppure provava con il Depron a realizzare uno, che tanto non richiedeva chissà quale abilità per portarlo a termine. Modelli che veniva provati e spesso distrutti nei primi voli direttamente dal proprietario.

Al giorno d’oggi, chi comincia ha accesso a modelli RTF sempre più sofisticati ed economici. Andando così a creare un unico modo di entrare nel mondo del modellismo dinamico: l’acquisto di modelli pronti al volo nel negozio fisico o virtuole. I nuovi principianti, non perdono tempo in lunghe costruzioni in garage o in taverna ma aggiornano sui siti e leggono recensioni, per prendere il miglior modello secondo quello che hanno letto…

E allora? Mi direte.

Il modellista di vecchia data se schianta il modello va a casa sereno, sa che deve lavoraci ma sa come farlo e non ha nessun problema a rimettere in volo il modello anche se in costruzione classica in balsa.

Il modellista di qualche anno fa, se schianta il modellino in Depron si arrabbia, però sa che il prossimo lo farà meglio e magari apporterà quella correzione che voleva fare ma non l’ha fatta su questo perché tanto questo volava bene lo stesso. Certo gli dispiace con il modello RTF ma con un po’ di pazienza lo rimette in volo… e Si! La riparazione si vede ma sai che di gusto ci volo ora? …e quasi quasi vola anche meglio di prima!

I nuovi modellisti cosa fanno? Buttano il modello in un angolo insieme alla passione… magari chi vorrà insistere proverà ad ordinare i pezzi di ricambio…

Sicuramente abbiamo tutti poco tempo e magari siamo stanchi, Io per primo, però…

Così per parlare, ragionateci su…

Ott 012013
 

Prima o poi arriverà il giorno in cui siete in grado di volare in autonomia e riportare serenamente a casa il vostro prezioso modello. Questo ambito momento porterà con se una specie di noia… un modo per ravvivare di nuovo il vostro entusiasmo per l’aeromodellismo dinamico è l’acrobazia aerea.
L’acrobazia aerea è l’attività svolta, per l’esecuzione di manovre aeree definite acrobatiche, ovvero che coinvolgano il volo su vari piani.
Alcune manovre complesse, richiedono molta dedizione, altre condiderate semplici, per essere fatte bene hanno bisogno di una grande sensibilità. Nessuna manovra è banale e tutte riechedono molti sforzi per risultare soddisfacenti.

Parliamo del modello: tutti gli acrobatici vanno bene per cominciare con l’acrobazia base. Non tutti però sono adatti per fare F3A (gare di acrobazia di precisione) oppure 3D (acrobazia freestyle).
La prima cosa per cominciare a fare acrobazia aerea è avere un modello adatto e ben settato.
Il settaggio, come ho sempre detto, è molto personale ma dentro certi limiti di centraggio del modello. Deve essere fatto in modo da permettervi di volare in sicurezza e con il feeling che preferite con l’aereo. Potrebbe essere anche necessario cambiare il centraggio in base al tipo di acrobazia che volete fare. Leggermente picchiato per acrobazia “classica”, assolutamente neutro per F3A e cabrato per il 3D.

Dividiamo le manovre che si possono fare con l’Aeromodello:
(Alcuni nomi li ho lasciati appositamente in Inglese, la traduzione mi pareva troppo forzata)

Base

  • Controllo del modello a terra
  • Volo Base
  • Atterraggio
  • Decollo

Acrobazia Base

  • 8 cubano
  • Avvitamento Positivo
  • Harriers
  • Loop
  • Roll
  • Split S
  • Virata in stallo
  • Virata Immelman
  • Volo a Coltello
  • Volo rovescio

Acrobazia Avanzata

  • Vite piatta
  • Hoovering
  • Knife edge spin
  • Roll a 4 punti
  • Torque Roll
  • Rolling Circuits
  • Rolling Harriers
  • Rolling Loops

Sarebbe interessante descrivere nel particolare tutte le manovre esistenti, ma è davvero un lavoro immane che non sò se potrò mai fare da solo. Un giro su google vi potrebbe aiutare a capirne di più su una figura in particolare.
Intanto volate e divertitevi, prendete più confidenza possibile con il vostro modello.
Imparatene sia i difetti che i pregi.
Non è tempo sprecato…

Un vecchio adagio diceva: “La pratica rende perfetti”.

Feb 122013
 

Prima o poi nella vita di un modellista, capiterà di essere invitato ad una manifestazione.
Non importa che sia la sagra paesana o il più importante evento in Italia (o spero per voi, nel mondo!!!). Il modellista non vuole arrivare impreparato, ne sfigurare, ma vuole stupire e affascinare gli spettatori!
Alla manifestazione si vuole sorprendere: con un volo perfetto, con un modello particolare o con quella marcia in più che rende l’esibizione particolare.
Gli americano chiamano il modellista e il suo aereo (o un elicottero, ecc.) uno show-stopper: in pratica l’assieme macchina-uomo che blocca la manifestazione mettendo tutti con il naso all’insù, paralizzati a vedere tanto spettacolo!

Magari non pretendiamo tanto, ma comunque nessuno vuole sfigurare…

Non vi dico nè il luogo nè il pilota, ma tanti anni fa rimasi affascinato da un volo.
Non ero l’unico, tutti gli spettatori erano zitti ad osservare tanta maestosità.
A terra il Bae Hawk era meraviglioso, degno di una riproduzione statica e se ripreso da una macchina fotografica senza riferimenti poteva essere confuso con l’aereo vero.
Il pilota lo prepara e finalmente va in volo, il rullaggio lento e progressivo lo porta in aria senza strappi. Poi un volo maestoso, senza incertezze, ogni movimento senza correzioni o sbavature, sembrava vero. Volo rovescio, a coltello, roll a 4 punti e bellissime risalite. Un passaggio lento a pochi centimetri da terra in asse pista, magnifico. Il pubblico avvolto in un silenzio rispettoso. Un altro passaggio, questa volta in volo rovescio, lento al limite dell’irreale e con il timone che sembrava sfiorare terra. Senza parole.
Il mio pensiero va al pilota: con la pista piccola e il grosso modello che si ritrovava a portare, avrà sicuramente difficoltà in atterraggio. Invece perfetto anche quello: flap fuori, motore in tiro e atterraggio in pochi metri con il muso alto. Poi il pilota lo fa rullare a se come fosse un cagnolino richiamato dal suo padrone. Come nulla fosse, alza la mano al pubblico per salutare e tranquillamente si ritira. Un contrasto incredibile, la potenza e l’energia del Jet mentre lui è calmo e tranquillo. Ero affascianato, il mio unico pensiero è di arrivare un giorno a fare un volo del genere…

La domanda che mi pongo è come affascinare il pubblico.

Intanto farei un passo indietro, chi è il mio pubblico?
Se è il pubblico della sagra paesana è una cosa, un altro discorso è affascinare modellisti disinibiti che ben conoscono l’ambiente.

Le persone che vedono per la prima volta un modello, sono affascinati dal solo fatto che voli. Per cui non occorre rischiare, anche perchè quel tipo di pubblico aspetta il crash, come lo attende la maggior parte degli spettatori davanti alla TV a guardare una gara di Formula 1!
Queste persone amano anche vedere un modello che ha i fumogeni oppure veder volare cose strane. Modelli che fanno tanto rumore, che sono grossi oppure che vanno veloci sono ben accetti, con un occhio però alla sicurezza degli spettatori.

Chi è del “giro” preferisce vedere volare un bel modello come una riproduzione fedele oppure adora un volo acrobatico senza sbavature.

Sicuramente far volare modelli Plug aNd Fly non serve a nulla in questi sedi, se non a riempire buchi in cui altrimenti non ci sarebbero aeri in volo.
Se avete dei pollici d’oro non avrete problemi a stupire il vostro pubblico.
Invece per quelli che come me, che nonostante tutto non hanno quella sensibilità straordinaria, è meglio puntare sul mezzo.
Un modello anche “semplice” ma non reperibile nei negozi ha sicuramente il suo fascino. Se poi è rifinito davvero bene, o come dicono altri “avete fatto il presepe”, ecco che il soggetto assume subito interesse. Aggiungendo particolari, antenne, sportelli con sequencer o luci di navigazione, il vostro modello assumerà attrattiva verso il pubblico e si farà notare anche a terra!

Ecco due esempi:
Il primo a sinistra un G-222 riproduzione, sicuramente calamiterà l’attenzione di un pubblico “competente”
A destra il surfista volante, alla sagra paesana è stato degnato di molte attenzioni!

G.222 di Lino Dal Maso

Surf'Up - Surfer Dude - Il surfista volante

Sono due modelli completamente diversi ma entrambi affascinano il pubblico.
Un ultima cosa, fate attenzione che avere degli spettatori vi potrebbe giocare brutti scherzi (io sono così). Il pubblico potrebbe distrarvi e portarvi a fare errori grossolani. Ma anche potreste avere le mani che tremano o che sudano.
Insomma per partecipare con successo ad una manifestazione bisogna un pò essere fatti, oppure vincere le proprie “timidezze” con svariate partecipazioni e costanza. E’ un pò come parlare in pubblico, per chi non è abituato può giocare brutti scherzi!

Adesso tocca a voi…

Gen 272013
 

Per poter utilizzare le batterie Li-Po dovremmo dotarci di un caricabatterie adatto.
Ma quale caricabatterie scelgo?
Volete una marca o un modello in particolare? Non ve li do! Invece vi voglio dare un pò di informazioni per fare la scelta migliore per l’uso che ne farete.

Esistono in commercio carica batterie per batterie Li-Po per tutte le tasche.
Si potrebbe prendere un piccolo carica batterie da 50W che ci permette di caricare le nostre batterie nella tranquillità di casa. Esistono caricabatterie che possono caricare fino 8 celle (ma anche di più), che possono caricare pacchi davvero grossi senza scomporsi, in grado di caricare a più C. Quindi anche in grado di completare un pacco in metà o un quarto del tempo, con l’unica controindicazione di accorciare la vita alle nostre amate batterie.
Ecco alcuni carica batterie che fanno parte delle categorie descritte:


Il primo, il vecchio Ultrama 14, adesso disponible in nuove versioni, è perfetto per caricarsi a casa una batteria. Senza troppe complicazioni, vista la doppia alimentazione a 12V e a 220V, però vi potrebbe tornare utile anche in campo.
Il secondo un caricabatterie più potente, disponibile in varie versione, commercializzate da diverse case è un carica batterie potente, può arrivare a 8S. Disponibile solo con alimentazione a 12V, deve essere attaccato a un alimentatore esterno a casa e fate attenzione ad utilizzarlo direttamente con la batteria della vostra auto perchè potrebbe lasciarvi a piedi.
Il terzo è un caricabatterie che ritengo una buona soluzione, ora disponibile anche per quattro batterie. Perfetto quando nella tranquillità di casa si vogliono caricare più pacchi in una sola volta. In fin dei conti necessario per non passare diverse serate a caricare le batterie per un pomeriggio al campo.
Senza contare che se non andate in campo per pioggia o altri motivi dovete rimettere in storage le batterie precedentemente caricate… bella rottura, ma necessaria se volete che le batterie vi durino!

Facciamo una piccola analisi

Quale carica mi compro?
Dipende dalle tue esigenze…

Vi posso dire cosa faccio io, preferisco avere 2-3 pacchi batterie per il modello che porterò in campo. Già caricate la sera prima con calma senza forzare la carica. Per questo uso il TRIPLE della robbe, metto i tre pacchi e nel tempo di circa un ora sono tutti pronti. Arrivato in campo difficilmente uso il carica “da campo” perchè più delle batterie caricate la sera prima non volo. Di solito porto due modelli in campo ecco che in un paio d’ore sono pronto ad andare in campo.

Il discorso cambia in caso di grossi pacchi batteria, diciamo 10-12 celle e 4000-5000 mAh. In questo caso i pacchi sono suddivisi in due e i tempi di ricarica lievitano in maniere vertiginosa. Ma sicuramente con modelli di questo tipo difficilmente supererete i 2 voli, a meno di non fare una giornata di volo.

Conclusioni

Le scelte che avete sono tante, dipende dalle vostre possibilità, dal tempo a vostra disposizione e da dove volate. Però vi consiglio di pensare per un acquisto di un carica “multiplo” o di più caricabatterie “piccoli”, in modo da velocizzare la carica di più pacchi.
Se dovete decidere dove spendere i vostri soldi è meglio spenderli per le batterie necessarie per volare e prendere un caricabatterie che faccia il suo lavoro ma senza tanti fronzoli, perchè alla fine la cosa più importante è avere le batterie per volare…

Gen 242013
 

Alcune delle diverse marche di batterie che ho a casa

Le batterie Li-Po, crucio e delizia di tutti quelli che volano con l’elettrico o che comunque le usano.
Non voglio annoiarvi con discorsi sulla loro composizione, sul fatto che è necessario un caricabatterie specifico e che dobbiamo prestare attenzione nell’usarle.
Vi ricordo soltanto che sono state un grande passo avanti per il modellismo dinamico e specialmente per il mondo intero, rendendo disponibili potenze fino a prima impensabili in poco spazio e peso. Ma rimangono ancora l’anello debole di una motorizzazione elettrica, speriamo in un prossimo futuro di vedere delle novità…

Passerei al lato pratico, prima fra tutti come trattarle e maneggiarle, per questo vi rimando all’articolo: Batterie Li-Po e sicurezza.

Prima cosa da vedere sulla batteria è il numero di celle. Infatti dovremmo sapere la tensione necessaria per alimentare il nostro motore. Al giorno d’oggi tutti i motori brushless riportano a quante celle va alimentato, in alcuni casi è disponibile il combo motore e regolatore adatto a tal modello.

Il secondo dato importante è la capacità, espressa in mAh. Naturalmente più sarà grande, più tempo potremmo volare. In pratica la nostra batteria durerà più tempo prima di scaricarsi e sarà in grado di sopportare correnti più alte. Naturalmente va da se che batterie con alte capacità pesano di più.

Il terzo dato importante è il “C”.
In questi ultimi anni sono dichiarati 3 valori di “C”:

  • Il primo indica la normale corrente di scarica
  • Il secondo la corrente cosiddetta “burst”, la massima corrente di scarica
  • Il terzo i C massimi a cui caricare la batteria

Facciamo un esempio per spiegare i valori.
Li-Po 3300mAh 45C-90C Carica massima 2C.

3300mAh è la capacità della batteria.
Il 45C, ci indica che la batteria è in grado di sopportare un assorbimento di 148,5 A.
3300 x 45 = 148500 mA
Il 90C, ci indica la massima scarica della batteria, la potenza disponibile per pochi secondi (normalmente non più di 10 secondi).
3300 x 90 = 297000 mA
L’ultimo valore è la carica massima 2C. La normale carica della batteria avviene a 1C, utilizzando caricabatterie che possono farlo si carica la batteria a 2C. Visto che la nostra batteria lo permette, in pratica è come si caricasse a 6600 mAh e quindi ha un tempo dimezzato, cioè circa mezz’ora per un ciclo completo di carica.

Facciamo una piccola analisi

Ragioniamo su che batteria utilizzare per un acrobatico. Ipotiziamo di avere un modello acrobatico da circa 150 cm di AA, motorizzato con il suo Hacker 50 che consuma circa 68A a manetta.
Una batteria da 4000 da 30C ha quasi lo stesso peso di una batteria 3300 da 40C.
Le due battarie avranno all’incirca gli stessi Ampere massimi erogabili, ben al di sopra del massimo erogato dal mio modello (68A).
4000 x 30 = 120 A
3300 x 40 = 132 A

Che batteria scelgo?
Prenderei la 4000 mAh 30C per volare sicuramente un pò di più tempo, inoltre con molte probabilità costerà anche meno.

Se cercassi prestazioni a tutti i costi, per una ventola che voglio far viaggiare veloce o un pylon, potrei decidere di prendere una batteria piccola con tanti C, per volare solo 2 – 3 adrenalinici minuti. Ma solo se risultasse davvero più leggera di un altra scelta, in modo da avere la stessa potenza erogabile ma con un peso minore.
In tutti gli altri casi sconsiglio l’utilizzo di batterie piccole con tanti C.

Conclusioni

Una batteria con 30C non è una batteria da scartare, se utilizzata con consapevolezza vi può alimentare anche i maxi modelli. Fatevi i vostri conti.
Ricordatevi sempre di mettere in storage le vostre batterie dopo l’uso, per garantirgli una vita più lunga.
Arrivati ad un certo numero di voli, le vostre batterie cederanno. Potrebbe essere dopo 100 o più voli, ma se utilizzate motorizzazioni “estreme” oppure volate con le ventole, a 40 – 50 voli arriveranno a fine vita operativa (tanta volte anche prima). In pratica le nostre Li-Po ci metteranno 2-3 ore per caricarsi, oppure non arriveranno più alla massima carica (ad esempio un pacco da 3 celle deve arrivare a 12,6 V, 4,2V x 3 celle). Allora potrebbe essere arrivato il momento di sostituirle, sia per il vostro modello che per la vostra sicurezza. Fate attenzione al corretto smaltimento.
Infine lo “standard”: cosa voglio dire, se volate con pacchi da 3 celle e da 6 celle (2 pacchi da 3 celle in serie), prendere un modello da 4 celle comporta l’acquisto di batterie da 4 celle. Il problema è che se rompete quel modello quelle batterie rimarrano ferme. Sembra strano da dire ma a meno che non abbiate una gran possibilità economica non sottovalutate questo aspetto!

Speriamo in un futuro vicino dove le batterie, la parte debole delle nostre motorizzazioni elettriche, possano migliorare sia come pesi e dimensioni che come potenze erogabili. A quel punto sarà possibile un grosso cambiamento nel modellismo radiocomandato!

Dic 162011
 

Non hai un campo di volo dove volare?
L’erba della tua pista non è così curata per poter far correre il tuo modello?
Il tuo aereo non ha il carrello?

Non disperare! Si può facilmente lanciare a mano!
Ho elencato cinque semplici passi per perfezionare la tecnica.

Ricordati di lanciare sempre il modello contro vento. Non lanciare mai sottovento (con il vento in coda) perché andrai incontro ad un sicuro fallimento.
Ogni modello ha il suo modo di essere lanciato, alcuni senza motore e altri con il motore al massimo, leggermente verso il basso oppure con un bel angolo di salita. Questa è una guida generica e come tale va interpretata.
Attenzione comunque al peso del modello, per certi modelli la fionda, la rampa oppure il rullaggio in pista sono d’obbligo!

  1. Accendere il trasmettitore e il ricevitore, quindi aggiungere un paio di tacche di trim a cabrare (in alcuni modelli non è necessario, ma in altri ho creato una condizione di volo apposita!).
  2. Afferrare il modello con presa salda, e tenere il trasmettitore con l’altra mano in modo da poter aver qualche tipo di comando sul radiocomando.
  3. Fare un paio di passi contro vento e lanciare il modello in maniera decisa leggermente verso l’alto.
  4. Appena lanciato il modello portare la mano sul radiocomando in modo da avere tutti i comandi a disposizione.
  5. Non distogliere lo sguardo del modello. Se il modello inizia a salire troppo, aggiungere qualche tacca di trim a picchiare (anche per compensare quelle che avete messo al primo punto). Se il modello tende a rollare o a virare, cercate con alettoni o il timone, di correggere subito questa tendenza in modo da tenerlo con una salita costante e ali livellate. Se potete non virate fino a quando il modello non è ad una quota di sicurezza (circa 20 – 30 metri).

A questo punto siete in volo (o almeno si spera)!!! 😀

Ecco Fabio che lancia il suo F-86 Sabre... un lancio esemplare!!!

Purtroppo un ala bassa non è facile da tenere in mano per un lancio sicuro. Bisogna afferrare il modello sulla fusoliera, dietro le ali, oppure lo si può prendere sopra l’ala e il lancio avverrà con un angolo subdolo di circa 20 gradi verso l’alto. In entrambi i casi il modello è a rischio, nel primo caso di andare direttamente verso il basso a picchiare, nel secondo caso di essere lanciato con un angolo troppo alto e stallare immediatamente.

La soluzione migliore è farsi lanciare il modello da un amico, che lo tiene con 2 mani e potrà fare una leggera corsa per un lancio sicuro.
Naturalmente il lancio a mano ha sempre delle difficoltà e solo l’esperienza vi darà sicurezza, all’inizio vi conviene sempre farvi aiutare da un amico, in modo da concentrarsi su una sola cosa: il pilotaggio!!!

Ma attenzione: se il decollo è opzionale, l’atterraggio è sempre obbligatorio… magari ne parliamo in un altro articoletto!!!

Ott 242011
 

La splendida ventola Schübeler da 90mm

Ventole, ovvero, l’ultimo sistema di spinta inventato!

Le ventole nel modellismo esistono da molti anni. In principio erano fatte girare da motori a scoppio ad alto numero di giri. Purtroppo la difficoltà della carburazione ne rendeva difficoltoso l’uso e le prestazioni erano difficilmente esaltanti. Bisogna pensare che venivano realizzate a mano e costruite in legno. In pratica erano delle pale singole, poi assemblate allo statore, infine veniva fissato a sua volta al motore.
Negli ultimi 4-5 anni si sono diffuse le ventole elettriche. Processi di produzione economici le hanno largamente diffuse. Grazie ai motori Brushless sempre più potenti, le prestazioni hanno quasi raggiunto quelle delle turbine.
In questo momento possiamo far volare modellini da 30 centimetri di apertura alare fino a modelli oltre i 2 metri. Le turbine possono essere sostituite tranquillamente da ventole elettriche. Mettere in volo un modello da circa 2 metri per 2 metri ha un costo simile a quello di una turbina. Dovete pensare che al costo della ventola, va aggiunto quello di un buon motore, un ottimo regolatore, per non parlare delle batterie necessarie per volare.
Negli ultimi mesi le cose stanno cambiando ancora, ventole con un suono sempre più simile a quello di una turbina, costi minori su ventole e batterie, fanno pendere l’ago della bilancia a favore dei nostri amati “phon”.

Molti preferiscono prendere ancora una turbina, il fascino del suono unito a quello dell’odore del kerosene non ha pari tra gli appassionati. Qualche intrepido sta’ sperimentando la conversione di modelli nati per la turbina in modelli elettrici. L’impegno per questo tipo di modelli è comunque elevato. Alcuni negozianti stanno facendo fronte a questa nuova richiesta con nuovi modelli, appositamente alleggeriti, nati espressamente per l’uso elettrico.

Il Bae Hawk FlyFly ricolorato pronto al volo

Volare con le ventole

Che differenza c’è tra il volo “normale” e quello con la ventola?

Questa è una frase che ho sentito troppo spesso al campo di volo. Frequentemente mi viene rivolta, perché al mio campo sono l’unico ad avere in macchina una ventola. Il fascino che la ventola emana è palpabile, tutte le persone attratte dai Jet ci danno un‘occhiata o mi chiedono informazioni.
Il fatto di vedere un jet senza l’elica “piantata sul di-dietro” o peggio ancora sul muso ha il suo fascino. La sensazione di avere un oggetto in scala rende le ventole sempre desiderabili.

Ma veniamo al volo…

Uno dei “problemi” delle ventole, rispetto ai modelli ad elica, sono le superfici di comando non investite dal flusso d’aria. Ma non è l’unico…
Vediamo di cominciare a capirci qualcosa.
Tutti i modelli a ventola intubata necessitano di una certa velocità, per fare in modo che le superfici di comando siano investite da un flusso d’aria sufficiente alla loro efficacia. Non essendoci un elica che soffia sulle superfici, bisogna raggiungere una certa velocità. Per questo motivo, sulle ventole sotto il metro, non faccio mai funzionare il timone verticale. In pratica il servo che comanda la deriva verticale è un peso inutile sui modelli di queste dimensioni.
Le ventole hanno un rendimento, rispetto ai consumi, molto basso. In definitiva non sono efficienti come un’elica. Quindi per avere spinta sufficiente devono girare moltissimo con un dispendio energetico davvero notevole.
Inoltre dando gas non si ha un immediato aumento della velocità del modello, ma solo un immediato aumento dei giri, da cui consegue un aumento di spinta relativamente ritardato.
Esiste anche un problema di tipo aerodinamico. La ventola aspira aria dalle prese anteriori, in particolari assetti di volo (assetto cabrato o virata) sono in ombra di flusso e quindi non prendono aria a sufficienza.
Detto questo sembrerebbe un problema enorme ma in realtà non lo è!
Bisogna ricordarsi di pilotare comunque un jet, quindi manovre dolci, virate ampie e motore sempre in tiro, non necessariamente a manetta ma pur sempre in tiro.

Atterraggi e Decolli…

Per evidenti ragioni estetiche e funzionali la misura delle ruote è piuttosto piccola e correndo sull’erba è letteralmente impossibile raggiungere una velocità sufficiente per avere una rotazione in sicurezza. Questa è la spiegazione per la quale il decollo da superfici in erba (anche se ben rasata) è praticamente impossibile con i modelli classe 70mm e difficoltosa con i 90mm. Per l’atterraggio il problema è simile ma meno marcato, l’effetto freno causato dal contatto delle piccole ruote sull’erba provoca un notevole effetto frenante con grosso stress sulle gambe dei carrelli e sui loro ancoraggi al modello (pensate a cosa succede se i supporti delle ruote sono incollate al polistirolo).
Con ventole fino alla classe 70mm, il lancio a mano è fattibile, purché il Jet non sia particolarmente pesante.
Il lancio a mano è invece improponibile con i modelli che montano le ventole da 90mm. Prima di tutto per la mole del modello, secondo perché pur avendo molta spinta non si riesce a dare velocità sufficiente al modello perché gli elevoni siano efficaci e anche avendo spinta, cade dopo due metri senza controllo.
Una buona soluzione consiste nell’installazione del gancio. Il decollo con la fionda, o meglio ancora con la rampa, sarebbe una semplice formalità. Magari si possono prevedere dei rinforzi sulla pancia per quando si atterra….

Quanto deve spingere la ventola per volare?

La mania del rapporto spinta/peso 1 a 1 è una pura follia dettata principalmente dall’ignoranza. Tutti gli aerei (a elica, ventola, turbina) volano perché hanno le ali che li sostengono e il motore serve per avanzare. Ovviamente molto varia a seconda del tipo di aereo. Jet che riproducono aerei degli anni 50 o 60 (Sabre, Mig, Hunter, Phanter, ecc.) volano perfettamente con una spinta anche del 50% del loro peso. Aerei più moderni come l’F16, F20, F104 o il MIG21 necessitano di una rapporto più spinto. Se si ottiene una spinta pari al 60/70% del peso volano benone.
Un modello che ha la spinta 1/1 non va più veloce di uno che ha la spinta pari al 50% del peso, ha solo una spinta statica maggiore, un consumo enorme e un carico alare più alto, cosa che paradossalmente pregiudica le prestazioni.
I modelli si sono adattati alle esigenze dei nostri pollici, quindi spesso hanno ali fuori scala rispetto ai jet veri, inoltre hanno sempre profili molto portanti rispetto ai veri jet che sono ottimizzati per velocità transoniche o supersoniche.

Non lasciatevi abbindolare dai maghi del marketing, che costringono i fessi a ricercare spinte assurde per ritrovarsi con mattoni ingestibili. Per andare veloci occorrono profili sottili, aerodinamica curata e basso peso!!!

Lug 042011
 

Vi siete persi tra le miriadi di sigle
che i costruttori amano usare?
Volete una mano?
Ecco una bella raccolta!

Tipi di motorizzazione

EP : Elettric Powered (modello elettrico).
GP : Gas Powered (modello a scoppio).

Categorie di modelli

3D      : Modello acrobatico adatto al volo freestyle.
ACRO : Acrobatici.
DLG    : Disk Launch Glider (aliante da lancio, vedi categoria F3K).
F3A    : Sigla di un tipo di competizione acrobatica di precisione. Delinea anche una categoria di modelli.
F4J     : Sigla di un tipo di competizione riservata ai “Jet” (sia per “turbinari” che per “ventolari”).
F5D    : Sigla di un tipo di competizione Pylon (gara di velocità).
HLG    : Hand Launch Glider (aliante da lancio a mano).
SP       : Sail Plane (aliante).

Modelli

ARC : Ali ed i piani di coda sono da rivestire in termoretraibile (non completamente assemblato).
ARF : Almost Ready to Fly, quasi pronto al volo.
Come il precedente, solo che il lavoro da fare è ancora meno. In molti casi non ci sono parti da incollare, ma solo da avvitare.
BNF : Bind And Fly, Fai il Bind e vola.
Sono modelli davvero pronti al volo. Oltre al modello che praticamente è già terminato (in alcuni casi è davvero completato), viene data anche la batteria e il carica batteria. Per andare in volo basta avere una radio Spektrum o compatibile e fare il “bind”. Si stanno diffondendo sempre di più, stanno facendo la fortuna della Horrizon Hobby.
KIT : La prima forma di produzione di modelli.
In pratica venivano messe nella scatola: il progetto, il legno necessario già tagliato, eventualmente il film di copertura ed altri pezzi.
Il lavoro da fare era molto, ed era necessaria molta manualità e precisione. Al giorno d’oggi non sono più reperibili, se si trovano, vengono subito acquistati da appassionati.
RTF : Ready To Fly, pronto al volo.
Molto comune, praticamente tutti gli acrobatici in struttura e la maggior parte dei modelli disponibili nei negozi.
Questi modelli hanno bisogno di alcune ore di lavoro per essere messi in volo. Il lavoro da fare è l’incollaggio di alcune parti, l’installazione dell’elettronica e della motorizzazione.
PNF : Plug And Fly, Collega e vola.
Il modello è completato similmente al precedente. Manca la ricevente, la batteria e il carica batteria. Praticamente danno la possibilità a chi non ha una radio Spektrum di acquistare gli stessi modelli!
PNP : Plug And Play, Collega e divertiti.
Come il PNF, solo che utilizzato da altre case costruttrici. Manca di solito la ricevente e la batteria.
RTR : Ready To Radio, Pronto alla radio.
Come dice il nome, il modello è pronto a ricevere la radio. Questa sigla di solito è utilizzata dalla Multiplex.
SHORT KIT : Kit Parziali.
Di solito contengono solo parti tagliate a CNC, come le centine e naturalmente il progetto.
In pratica è quasi come partire dal solo disegno, solo che nel kit vengono fornite già pronte alcune parti che risultano ripetitive.
Il kit non contiene listelli, coperture, minuteria ed elettronica.

Materiali usati per la costruzione

GFK : (dal tedesco Glass Faser Kunststoffe) manufatto in Fibra di Vetro (Kunstoffe = Resina).
GRP : (dall’inglese Glass Fiber Reinforced Plastic) manufatto in Fibra di Vetro.
CFK : (dal tedesco Carbon Faser Kunststoffe) manufatto in Fibra di Carbonio.
CRP : (dall’inglese Carbon Reinforced Plastic) manufatto in Fibra di Carbonio.
AFK : (dal tedesco Aramidic Faser Kunststoffe) manufatto in Kevlar.
EPP : tipo di schiuma espansa, molto resistente, flessibile e con una certa memoria di forma.
EPS : polistirene espanso (il comune polistirolo a bolle).
XPS : polistirene estruso (quello colorato per edilizia).
EPO : poliolefina espansa, è un gruppo di polimeri di cui fanno parte l’EPP, il polietilene PE e altri, nel modellismo ha caratteristiche intermedie tra l’EPP e l’EPS (meno elastico del primo ma più resistente del secondo).
ARCEL-ELAPOR : non sono tecnicamente EPO ma hanno caratteristiche analoghe. Materiali studiati appositamente per uso modellistico.

Parti di un modello

AA     : Apertura Alare.
BE     : bordo d’entrata (o d’attacco).
BU     : bordo d’uscita.
DL     : diedro longitudinale.
CG    : centro di gravità (baricentro) a volte anche GC (gravity center).
CMA : corda media aerodinamica a volte anche MAC.

Colle

CA : Cianoacrilato (tipo di collante).
PU : Poliuretanica (tipo di collante).
EPOXY : Epossidica, di solito bi-componente (tipo di collante).

Sigle utilizzate nell’aviazione, che possono essere utili anche nel nostro hobby

MTOW  : Maximum Take Off Weight (peso massimo al decollo).
STOVL  : Short Take Off, Vertical Landing (decollo corto, atterraggio verticale).
STOL   : Short Take Off and Landing (decollo e atterraggio corti).
VTOL    : Vertical Take Off and Landing (decollo e atterraggio verticali).
UAV       : Unmanned Aerial Vehicle (ovvero qualunque dei nostri modelli !).

Varie

CNC     : Fresa a controllo numerico.
FPV      : First Person View.
RTFM  : Leggi quel fottuto manuale!

Ne avete altre? Scrivetemi!!! Mandami una mail!

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